Le mostre di matteolampertico.it Le mostre di matteolampertico.it http://www.matteolampertico.it/mostre/ Wed, 19 Dec 2018 02:17:27 +0100 FeedCreator 1.7.2 Four Americans http://www.matteolampertico.it/mostre/2/ Fri, 16 Mar 2007 00:00:00 +0100 Umberto Milani, sculture e dipinti http://www.matteolampertico.it/mostre/1/ <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Umberto Milani &egrave; uno dei protagonisti indiscussi dell&rsquo;arte italiana del secondo dopoguerra. Apprezzato da tutta la critica (hanno scritto di lui, fra gli altri, Mario De Micheli, Franco Russoli, Guido Ballo, Francesco Arcangeli, Martina Corgnati, Francesco Porzio etc.), &egrave; stato oggetto di importanti mostre retrospettive, fra le quali quella organizzata nel 1979 alla Rotonda della Besana di Milano e alle chiese rupestri di Matera nel 1996. Sia nel 1958 che nel 1962 gli viene riservata una sala personale alla Biennale di Venezia e, in questa seconda edizione, riceve il primo premio per la scultura. Nonostante questa unanime considerazione da parte della critica, nell&rsquo;ultimo decennio le esposizioni in gallerie private si contano sulle dita di una mano, anche a causa del numero circoscritto di opere disponibili sul mercato. E&rsquo; quindi con grande piacere che annunciamo questa mostra retrospettiva di sculture e dipinti.</span></p> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">La mostra &ndash; corredata da un catalogo a cura di Sara Fontana - &egrave; incentrata su un gruppo di sculture che sono da annoverare senza dubbio fra i capolavori dell&rsquo;artista. Provenienti dagli eredi, esse coprono quasi vent&rsquo;anni della sua attivit&agrave; scultorea, dal 1945 al 1967, e permettono di seguire tutto l&rsquo;itinerario creativo di Milani. Dopo una formazione accademica nel solco di Wildt e Martini, Milani aggiorna il suo stile sul cubismo, che negli anni quaranta viene abbracciato dalle giovani generazioni, ma gi&agrave; alla fine del decennio, con straordinario tempismo rispetto alla situazione artistica italiana, usa, nei dipinti e negli studi preparatori, la tecnica del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dripping </em>introdotta da Jackson Pollok. L&rsquo; esposizione permette di seguire bene questo snodo fondamentale nel suo percorso. Gi&agrave; nei primi anni cinquanta, infatti, le forme geometriche di ispirazione cubista vengono abbandonate e le superfici levigate lasciano il posto ad una materia aspra e rugosa. In queste prime sculture (Scultura e Orizzonti plastici), si avverte l&rsquo;influsso dei celebri <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Otages</em> di Fautrier, mentre la volumetria delle forme richiama ancora certe soluzioni di Jean Arp. Solo a partire dalla met&agrave; degli anni cinquanta si infittiscono i rapporti con gli altri protagonisti della scultura europea, da Germaine Richier a Giacometti, ritratto insieme a Milani in alcune celebri fotografie di Ugo Mulas. A questo periodo risale la celebre scultura intitolata <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Forma</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">X</em>, in cui i volumi si smaterializzano e predomina un andamento quasi grafico. Il profilo tormentato ed inquieto della scultura ne fa uno dei capolavori dell&rsquo;artista. Non meno interessanti sono gli esiti degli anni sessanta in cui Milani sembra persino presentire gli esiti dell&rsquo;arte povera. Pur rimanendo fedele alla fusione in bronzo, in questo periodo usa delle matrici in cartone che conferisco ai bronzi l&rsquo;effetto di rifiuti della civilt&agrave; industriale, in sintonia con le ricerche di Ettore Colla a Roma o dei Nouveaux Realistes a Parigi.</span></span></p> Wed, 16 May 2007 00:00:00 +0100 Boetti Dadamaino, Immagine Somiglianza http://www.matteolampertico.it/mostre/3/ <p>a cura di Luciano Tellaroli</p> Wed, 16 Apr 2008 00:00:00 +0100 Andy Warhol Repetition http://www.matteolampertico.it/mostre/6/ Wed, 15 Oct 2008 00:00:00 +0100 Abstraction Creation http://www.matteolampertico.it/mostre/7/ <!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> </w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 10]> <style> /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;} </style> <![endif]--> <p style="text-align: justify;">&ldquo;La funzione rappresentativa dell&rsquo;arte &egrave; ormai arrivata ad un punto morto. L&rsquo;uomo &egrave; sempre pi&ugrave; insensibile alle &nbsp;immagini illusive&rdquo;.</p> <p style="text-align: justify;">Manifesto Invencionista . Arte Concreto Magazine n. 1, Agosto 1946 Buenos Aires.</p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;&ldquo;L&rsquo;arte deve essere costruita esclusivamente da elementi plastici puri, e cio&egrave; piani e colori. Un elemento pittorico non ha altro significato che s&eacute; stesso e, di conseguenza, il dipinto non ha altro significato&nbsp; che s&eacute; stesso&rdquo;</p> <p style="text-align: justify;">Theo Van Doesburg, Manifesto dell&rsquo;arte Concreta, Art Concrete Magazin, 1930</p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;">Il titolo Abstraction-Creation fa riferimento all&rsquo;omonimo movimento artistico fondato da Theo Van Doesburg a Parigi nel 1931. Gli artisti che ne &nbsp;facevano parte, pur differenti sotto molti punti di vista, &nbsp;erano accomunati da una analoga concezione artistica, imperniata sull&rsquo;astrazione intesa come semplificazione della forma e rigore matematico. Bench&eacute; molti si allontanassero in seguito dalla rigorosa definizione di Theo Van Doesburg per imboccare un percorso del tutto autonomo, &nbsp;la concezione non rappresentativa dell&rsquo;arte, del tutto slegata dalla realt&agrave; naturale, e l&rsquo;astrazione intesa come ricerca dell&rsquo;assoluto rimasero un patrimonio comune.</p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;">La mostra riunisce &nbsp;opere di celebri maestri europei dell&rsquo;arte moderna come Max Bill, Victor Vasarely, Joseph Albers, e di esponenti del concretismo sud-americano di una generazione successiva come Helio Hoitica, Lygia Clarke, insieme &nbsp;ad &nbsp;artisti meno noti come Judith Launad, Lothard Charoux e Geraldo Do Bassos. Sono inoltre presenti opere precoci&nbsp; dei primi costruttivisti inglesi come Antony Hill, Kenneth and Mary Martin che esplorarono a fondo le possibilit&agrave; espressive dell&rsquo;arte astratta basandosi sulle teorie matematiche e l&rsquo;accostamento di forme &nbsp;geometriche pure. Non mancano infine artisti italiani &nbsp;come Lucio Fontana, Antonio Calderara, Mario Nigro, Piero Dorazio ed Enrico Castellani.</p> <p style="text-align: justify;">Bench&eacute; attivi in diversi epoche e in differenti ambiti geografici,&nbsp; tutti &nbsp;guardano all&rsquo;astrazione con nuovo fervore nel secondo dopoguerra e vedono in essa un mezzo per rompere definitivamente con l&rsquo;arte figurativa.</p> <p style="text-align: justify;">Molti artisti sudamericani, nello stesso periodo, scelgono &nbsp;Parigi invece di New York come centro dell&rsquo;arte d&rsquo;avanguardia. I governi repressivi in Brasile ed Argentina favoriscono il loro esilio. Nonostante la difficile situazione politica,&nbsp; le riviste che divulgano&nbsp; le teorie sull&rsquo;arte geometrica e astratta come Perceptismo di Raul Lozza e il periodico&nbsp; argentino Arte Concreta-Invention, mantengono vivo il dibattito anche in patria .In mostra sono presenti anche copie di queste riviste.</p> <p style="text-align: justify;">Se gli artisti sudamericani si avvicinano all&rsquo;arte astratta pi&ugrave; tardi dei loro colleghi europei, &egrave; anche vero che essi trovarono soluzioni differenti, ad esempio forzando i limiti del dipinto fino a estendere le forme nello spazio tridimensionale. Scopo di questa mostra &egrave; proprio mettere a confronto queste due differenti culture.</p> <p style="text-align: justify;">D&rsquo;altra parte non mancano legami diretti fra gli artisti europei e il Sud America. A cominciare da &nbsp;Max Bill, che espose al Museo di arte di San Paolo del Brasile e il cui lavoro ebbe notevole fortuna nel paese,&nbsp; altri artisti europei seguono &nbsp;le sue orme in Sud America, compresi Victor Vasarely e Fran&ccedil;ois Morellet. In seguito a questi contatti, l&rsquo;arte concreta fu una delle pi&ugrave; importanti espressioni dell&rsquo;arte di avanguardia sia in Europa che in America Latina.</p> <p style="text-align: justify;">In Sud America, come anche in Europa, l&rsquo;arte astratta non fu un movimento unitario. Numerosi furono i raggruppamenti artistici e i manifesti programmatici. Questa mostra ne d&agrave; una pur sommaria panoramica, dal Grupo Madi all&rsquo;Associacion Arte Concreto-Invenci&ograve;n, da Art Frente ad Arte Ruptura.</p> Wed, 27 Oct 2010 00:00:00 +0100 Tancredi: natura e spazio. Opere dal 1955 al 1957 http://www.matteolampertico.it/mostre/8/ <p style="text-align: justify;">La galleria Matteo Lampertico &egrave; lieta di presentare una mostra incentrata sull&rsquo;opera di Tancredi (Feltre 1927-Roma 1964). A poco pi&ugrave; di un mese dalla fine della grande antologica di Feltre, si &egrave; voluto concentrare l&rsquo;attenzione su un nucleo ristretto di opere, tutte eseguite fra il 1955 e il 1957, che con ogni probabilit&agrave; furono esposte nel 1958 presso la galleria Saidenberg di New York. In questo anno, infatti, Peggy Guggenheim, a cui Tancredi era stato legato da un rapporto sentimentale, organizza la prima ed unica mostra dell&rsquo;artista in America allo scopo di farlo conoscere al di fuori dei confini italiani. A questa esposizione, nello stesso anno, ne segue un'altra organizzata presso la Hanover Gallery di Londra. Mentre la mostra di Londra &egrave; accompagnata da un catalogo con una lista completa dei dipinti, di quella americana si disponeva soltanto di poche e scarne informazioni, almeno fino al ritrovamento di queste sette opere, tutte di elevata qualit&agrave;. Alcune di esse, come ad esempio il grande dipinto intitolato Giardini a Venezia datato 1957, sono gi&agrave; state esposte nell'ampia retrospettiva di recente organizzata a Feltre, mentre altre, finora inedite, vengono qui presentate per la prima volta.</p> <p style="text-align: justify;">Accanto a questo nucleo, che costituisce un importante ritrovamento e che era sconosciuto anche agli autori del catalogo generale edito nel 1997, sono state poi raccolte altre opere di uguale temperie espressiva, che ci aiutano a riconsiderare uno dei momenti pi&ugrave; felici dell' attivit&agrave; dell'artista feltrino. Sono gli anni in cui il suo interesse per il tema dello spazio, evidentemente mutuato da Fontana e dagli altri artisti che facevano parte dello &ldquo;spazialismo&rdquo;, si affianca ad uno spiccato interesse per la natura, rappresentata con un linguaggio completamente astratto. Da qui il titolo della mostra: Tancredi: natura e spazio. Opere dal 1955 al 1957, a sottolineare il binomio che accompagna il percorso di Tancredi fino alla svolta informale del 1958. A questo stesso momento appartengono i capolavori conservati al museo Guggenheim di Venezia e al museo di Brooklyn, con cui le opere in mostra dialogano, seppur a distanza, grazie al ricco apparato illustrativo del catalogo edito da Silvana. Il testo di Francesco Tedeschi illustra la formazione e lo sviluppo del linguaggio artistico di Tancredi ed il suo contributo inconfondibile al dibattito artistico italiano degli anni Cinquanta. La sua voce, isolata ed autonoma, parte da uno studio approfondito degli artisti americani a lui contemporanei, facilitato dal sodalizio con Peggy Guggenheim, per poi raggiunge risultati del tutto personali, che ne fanno una delle personalit&agrave; pi&ugrave; interessanti e ancora poco conosciute del panorama artistico italiano.</p> Thu, 27 Oct 2011 00:00:00 +0100 Ferruccio Ferrazzi. Opere scelte da una collezione http://www.matteolampertico.it/mostre/9/ <p style="text-align: justify;"><em>La ricerca di una nuova classicità</em><br />Francesca Romana Morelli</p> <div> <div> <div> <p style="text-align: justify;">Nell&rsquo;arte contemporanea l&rsquo;amore per il viaggio, l&rsquo;azione determinante di questa Wanderlust (dal tedesco: wander vagare, lust passione), nasconde il bisogno di mettere in gioco la propria creatività con espe- rienze nuove, incontri imprevedibili, mondi sconosciuti, abbandoni delle rotte consolidate. Negli anni &rsquo;60&rsquo; e &rsquo;70 del novecento si assiste da parte degli artisti a una forte predisposizione al viaggio special- mente in direzione dell&rsquo;Oriente, culla delle civiltà più antiche, ma soprattutto di filosofie che vedono l&rsquo;uomo come un&rsquo;unità indivisibile, animato da energie e da un&rsquo;armonia profonda. Negli stessi anni l&rsquo;idea del viaggio diventa una vera e propria prassi di lavoro. Per esempio, tra gli esponenti della Land Art, Richard Long compie lunghe escursioni a piedi in luoghi deserti, dove raccoglie pietre e le dispone in forme geometriche primarie. In fondo il viaggio è l&rsquo;avventura di un&rsquo;intera vita dedicata all&rsquo;arte: Jan- nis Kounellis si definisce &ldquo;un viaggiatore consumato&rdquo;. Su questa linea, può sembrare azzardato, metterei anche Ferruccio Ferrazzi, il quale, seppure appartiene alla generazione del &ldquo;ritorno all&rsquo;ordine&rdquo; arroccata nella torre eburnea del proprio studio tra gli anni venti e trenta , in verità entra di diritto a fare parte di questa moderna flotta di argonauti. Animato da una natura speculativa, teso a cogliere con occhio scettico lo spirito della contemporaneità e della storia a lui coeva, attraverso studi in direzioni molte- plici, Ferrazzi nel suo lavoro parte sempre dall&rsquo;osservazione dei fatti della vita e del suo &lsquo;nucleo&rsquo; affet- tivo. Assorto nella continua sperimentazione di tecniche, attraverso un&rsquo;indagine sulla pittura pompeiana e romana, Luca Signorelli, Piero della Francesca, Georges Seurat, fino agli espressionisti tedeschi, tanto per fare qualche nome significativo, cerca di mettere ordine, di seguire il filo della pro- pria riflessione attraverso lo &ldquo;specchio&rdquo; concettuale dei suoi &ldquo;Diari&rdquo; e dei suoi &ldquo;Quaderni della tecnica&rdquo;. Nel tracciare l&rsquo;atlante della sua longeva stagione creativa, in cui la stella polare è rappresentata dal mo- nito paterno: &ldquo;Prima uomini e poi artisti&rdquo;, ha sempre considerato l&rsquo;arte come un fatto limpido della vita, e per questo si è formato attraverso un &lsquo;nomadismo&rsquo; ante litteram (Ferrazzi 1943, pp.8-9): &ldquo;Fin da ra- gazzo ho potuto viaggiare molto, allenato a saper resistere per giorni interi al cammino da paesi a città lontane, con pochi soldi in tasca e a dormire in qualsiasi alloggio, come un soldato, per intimo godimento e per curiosità della vita. Né ho temuto di restar solo nelle notti, all&rsquo;aperto, pur di arrivare prima dell&rsquo;alba in cima al Vesuvio [...] né ho sofferto della canicola solare pur di rendermi conto da vicino, non solo delle opere classiche, riempiendo i miei quaderni di note, di schemi, di disegni, ma del mio stesso pensiero o giudizio&rdquo;. In pieno conflitto mon- diale, all&rsquo;età di cinquantadue anni, Ferrazzi avverte forte la necessità di allargare l&rsquo;area della propria coscienza, di rivoluzionare se stesso, di andare a caccia d&rsquo;immenso: &ldquo;Arrivare improvviso avanti alle cose e ai fatti, come spettatore di me stesso, è tuttora il godimento più grande, perdermi fuori del mio studio per assorbire col respiro il ritmo della vita&rdquo;. Sono innumerevoli e molto diversi tra loro i &lsquo;viaggi&rsquo; che compie fin dalla prima giovinezza: da Parigi alla Svizzera, da Cuba a New York, ma il bisogno di andare &ldquo;oltre l&rsquo;umano&rdquo; lo spingeranno ad Avezzano il giorno seguente il terremoto (1915), dopo la liberazione di Roma nel- l&rsquo;estate del 1944, solitario, esplorerà a piedi i luoghi intorno a Sutri, dove sono appena scappati i te- deschi e cominciano a circolare gli alleati motorizzati, tra una popolazione apparentemente azzerata nel suo grado di civiltà antichissima, ma che già sente il bisogno di tendere la mano allo sconosciuto. Questo viaggio, che gli fa riscoprire una natura capace di vincere le passioni, è raccontato con l&rsquo;animo ancora turbato in una nota, finora inedita, trascritta qui di seguito, a Dino Cardarelli, uno dei suoi fedeli collezionisti, ma anche un amico, che ha saputo intuire per proprio conto l&rsquo;origine di un dipinto come La parola di Cristo, al punto di acquistarne pure gli studi e i bozzetti, dopo che, in una personale a Roma nel 1946, la critica lo ha del tutto ignorato. Da quando si sono incontrati poco dopo la Grande Guerra, Cardarelli ha raccolto decine di opere di Ferrazzi. Agli inizi degli anni trenta, per festeggiare la nascita del figlio Pierluigi dall&rsquo;amatissima moglie Maria, gli commissiona un affresco raffigurante La Madonna delle Nascite, posto all&rsquo;esterno della villa di Premeno da cui si domina il lago Maggiore. Nel 1936 invita Ferrazzi a recarsi a Ripatransone, cittadina picena nei pressi della riviera adriatica, al fine di eseguire i ritratti del padre Antonio e di sua moglie. Nel 1942 gli fa realizzare in loco il mosaico per la tomba di famiglia. Cardarelli colleziona anche altre opere di artisti coevi, come Mario Sironi, ma la sua vera passione è la pittura ottocentesca, in particolare Il Piccio (pittore moderno e inquieto). Ma che ruolo ricopre Dino Carderelli nella vita pubblica? Uomo d&rsquo;affari milanese è direttore generale della Società Fratelli Feltrinelli, che tratta inizialmente legnami, ma poi si allarga ai mercati finanziari, e anche l&rsquo;uomo di fiducia di Carlo Feltrinelli, personaggio di rilievo nella finanza italiana tra le due guerre (suo figlio Giangiacomo, partigiano, fonderà l&rsquo;omonima casa editrice, ma diventerà anche un noto attivista negli anni di piombo). Questo viaggio umano, ancora prima che intellettuale, di Ferrazzi insieme a Cardarelli proseguirà fino agli anni cinquanta.<br />Questa mostra per la prima volta presenta venti dipinti di Ferrazzi scelti dalla raccolta Cardarelli, che permettono di ripercorrere la parte centrale e più matura dell&rsquo;artista. Le sue complesse iconografie, frutto di una tecnica atta a esprimere una determinata situazione psicologica, sono trasfigurate da ele- menti ermetico-filosofici. In Orizia agli specchi (1925) la figura iconica della moglie è racchiusa in una sorta di &ldquo;mondo prismatico&rdquo;, che permette una visione simultanea della realtà, ma anche di risalire à rebours le fonti della tradizione artistica: dalle ricerche cubiste al Narciso di Caravaggio fino al Savoldo. Invece La tempesta (1931) costituisce una chiave esoterica e visionaria per penetrare il senso ultimo della storia e il suo travaglio. I soggetti iconografici di questi due dipinti, come anche dei quadri Il bal- letto (1919), La nuda (frammento della Vita Gaia, 1922), sono alla base del mondo poetico e mitico di Ferrazzi, per cui saranno ripresi nel tempo fino a tessere un&rsquo;unica opera ideale, una lucida &ldquo;visione prismatica&rdquo; del lavoro dell&rsquo;autore, ma anche del destino di un&rsquo;epoca. Ferrazzi è un artista che è andato a caccia d&rsquo;immenso, nel cercare di rifondere l&rsquo;idea di &lsquo;classicismo&rsquo;.</p> </div> </div> </div> Tue, 16 Oct 2012 00:00:00 +0100 Vincenzo Agnetti. Opere da collezioni private http://www.matteolampertico.it/mostre/10/ Wed, 19 Nov 2014 00:00:00 +0100 Homage to the square http://www.matteolampertico.it/mostre/11/ Mon, 20 Apr 2015 00:00:00 +0100 Enrico Castellani. Opere su carta http://www.matteolampertico.it/mostre/12/ Fri, 11 Dec 2015 00:00:00 +0100 GiannI Asdrubali | ASSOLO http://www.matteolampertico.it/mostre/13/ Wed, 26 Oct 2016 00:00:00 +0100