Aldo Mondino

3 aprile - 17 maggio 2019

Nella pittura, l’uso del linoleum è del tutto inconsueto. Eppure, Mondino sceglie questo supporto, folgorato dall’insegna di un rivenditore milanese di pavimenti a due passi dallo studio dell’artista, allora in Via dell’Orso, per la sua densità di eccentricità formali e simboliche. Questa scoperta sancisce la maturità artistica di Mondino, da decenni innovatore prolifico e idiosincratico nel panorama europeo. Se da un lato il linoleum si offriva come superficie altamente lavorata, con rimandi all’orientalismo che seduce Mondino in quegli anni di vagabondaggio artistico, dall’altro veniva inteso come irresistibile opportunità per un ennesimo gioco di parole, stavolta su lino e olio, i due materiali più comunemente associati alla tradizione pittorica occidentale. La struttura formale di questi lavori rappresenta l’epitome dell’implacabile sperimentazione di Mondino, il quale nel corso della propria ricerca ha ripetutamente interrogato la stabilità di elementi simbolici e formali, tanto nel proprio lavoro quanto in quello dei suoi contemporanei, sia italiani che stranieri. Enrico Crispolti dichiara, con grande chiaroveggenza, nel catalogo di una personale svolta nel 1963 alla galleria Il Punto di Torino, che in Mondino “simboli ed emblemi hanno perso la loro natura astratta di temi ideologici per divenire elementi organici concreti.” Inoltre, come è poi emerso con maggiore chiarezza nello sviluppo artistico di Mondino, il ruolo del simbolico resta sempre improntato sull’umorismo e l’ironia, sfiorando il nonsense per essere poi recuperato da una disposizione estremamente intelligente di singoli elementi formali.

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